Movimento Forconi: proteste in tutta Italia, contro austerità. Caos a Torino

Dopo giorni di avvertimenti è partita stamani la manifestazione di protesta “l’Italia si ferma” promossa dal Movimento dei Forconi che, a partire dalla Sicilia, coinvolge ormai tutto il Paese. Tra le cause scatenanti della protesta, che già due anni fa portò agitazioni e proteste in Sicilia e nel resto d’Italia, rimangono sempre, in primis: il malcontento nei confronti del governo, la troppa austerità a carico dei cittadini e il disappunto nei confronti di una classe politica sorda nei confronti dei bisogni del Paese. Alla guida della protesta ci sono: movimento dei Forconi,  alcune sigle minori dei camionisti e altre categorie, ma anche semplici cittadini che chiedono a gran voce, le dimissioni dell’esecutivo.

Mariano Ferro, alla guida del movimento e che tutela i diritti degli operatori del trasporto, ha dichiarato che: “C’è mezza Sicilia all’asta. Il governo ci deve dire cosa vuole fare. Incontri nelle stanze chiuse non ne facciamo. Altrimenti i cittadini pensano che ci siamo venduti. Li vogliamo fare alla luce del sole. Ci accusano di affossare l’economia con questi blocchi, ma l’economia l’ha affossata qualcun altro”.

Mariano Ferro, aggiunge: “Centinaia di migliaia di famiglie, di imprese, di uomini, donne e giovani hanno perso le loro attività, il loro lavoro e persino la stessa dignità di esseri umani. Assistiamo impotenti alla progressiva svendita del nostro paese, l’economia è in ginocchio e non si vede una via d’uscita. Siamo giunti alla conclusione che la rivolta è l’unica strada percorribile, non c’è altra alternativa.

I presidi e i volantinaggi sono avvenuti in tante città italiane, con qualche tafferuglio con le forze dell’ordine a Torino: del tutto assenti sigle o bandiere di partito, presenti, invece, le bandiere tricolori accompagnate dall’intonazione dell’inno di Mameli.

presidi-annunciati

A Torino, due manifestanti sono stati denunciati per aver scassinato e danneggiato con un cacciavite  un’auto di servizio. Già stamani, verso le 4.30, un centinaio di manifestanti aveva bloccato l’ingresso del Centro agro-alimentare torinese, a Grugliasco, rovesciando masserizie sulla strada in modo tale che i camion non potessero entrare o uscire. Gli attivisti hanno poi abbandonato pacificamente il posto. Blocchi stradali, per i soli mezzi pesanti, sono stati attuati agli svincoli autostradali di Carisio (Novara), sulla Torino-Milano.

La circolazione nelle zone torinesi sta subendo rallentamenti ma senza veri e propri blocchi: infatti i manifestanti occupano le strade simbolicamente ogni cinque minuti per distribuire i volantini e poi lasciano libero il passaggio.

La stessa linea è stata confermata a Catania: sciopero con presidi, ma nessun blocco del traffico. E sempre a Catania, la Questura, ha autorizzato il movimento dei forconi a tenere manifestazioni e incontri a piazza Università.

Nel napoletano sono in corso due iniziative che non hanno generato alcun intoppo alla circolazione stradale.

Presidi e volantinaggi anche in Puglia, mentre in Veneto è scattata nella notte l’annunciata protesta di alcune sigle sindacali degli autotrasportatori nel segno di “l’Italia si ferma”. La Polstrada del Veneto riferisce disagi concentrati soprattutto ai caselli autostradali di Vicenza Ovest, Montecchio Maggiore (Vicenza) e Soave (Verona). Bloccata anche la tangenziale di Vicenza che corre parallela alla A4.

In Calabria nessun blocco stradale, tuttavia la minaccia di sciopero ha causato un assalto ai distributori di carburante, dove si registrano file chilometriche.

In Sardegna la protesta è iniziata con il blocco della strada che collega Cagliari con la sede dell’Agenzia delle Entrate, guidata da movimenti anti Equitalia. Agli automobilisti e agli utenti vengono distribuiti volantini con la scritta “Basta Usura”.

La disperazione, la fame, la disoccupazione non ha davvero colori politici: oggi nessuna bandiera di partito, nessuna associazione o sindacato sono presenti, sfilano o presidiano solo normali cittadini, indifferentemente di destra o di sinistra, che sono stati chiamati, dopo lunghi anni di crisi e austerità, alla mobilitazione.

Dal movimento fanno sapere che ogni iniziativa in atto è stata presa perchéchi ci governa ha calpestato la Costituzione, sono rei di alto tradimento, dobbiamo mandarli tutti a casa. Il governo vuole solo gestire la rabbia popolare, ci permettono di fare manifestazioni, danno lo spazio ai sindacati di scioperare, è solo una concessione. Questa volta no. La nostra rabbia deve travalicarli. Non torneremo a casa senza risultati. Quello che stiamo facendo è soltanto un piccolo passo per fare da sveglia agli italiani.

Tuttavia il movimento dei forconi e i cittadini scesi nelle varie piazze italiane non sono soli. Infatti, diverse associazioni, comitati, gruppi, in varie regioni li sostengono. Si è formato, così, un coordinamento nazionale, cui hanno aderito: Azione Rurale Veneto, comunemente definiti come i “Cobas del Mais”, l’A.I.Tras, Associazione Italiana Trasportatori, C.R.A. Comitati Riuniti Agricoli, Life Veneto, il movimento dei Liberi Imprenditori Federalisti Europei, M.A.A. Movimento Autonomo Autotrasportatori, i Cobas del Latte.

Alla guida della protesta, dunque, ci sono in prevalenza gli agricoltori, i camionisti, gli allevatori, i piccoli commercianti, tutti rappresentanti di quell’Italia che un tempo produceva ed era alla base della florida economia italiana.

forconi

Tutte queste piccole e medie realtà italiane, unanimemente gridano una sola cosa: “C’è una crisi economica dagli effetti devastanti, i governi, di qualsiasi colore e appartenenza politica, devono necessariamente rispettare i parametri imposti dall’Unione Europea, non possono fare diversamente. Si continuerà quindi a tagliare dovunque, ci imporranno un’austerità sempre più severa, che ci hanno presentato come una terapia per guarire il malato. Invece lo stanno uccidendo. E il problema è che a pagarne lo scotto è la maggioranza del popolo italiano. Ci dicono sempre che l’anno successivo ci sarà la ripresa, ci illudono con segnali di crescita. Ma quale crescita, e quale ripresa. Mentono sapendo di mentire. L’unica via d’uscita è negli italiani”.

Questa volta dunque nessuna trattativa, nessun tavolo di confronto. A sentire le varie voci dei manifestanti sembra proprio che il richiamo sia tutto indirizzato al popolo italiano, scartando a priori tutti gli attuali partiti. Per i cittadini scesi a protestare, tutti i partiti, nessuno escluso, sono incapaci di evitare il definitivo collasso del Paese.

S.B.

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