News Innovazione Scienza banner_home — 06 Dicembre 2013
Nelson Mandela e il suo incredibile lavoro per la giustizia

Nelson Mandela, noto anche come Madiba, si è spento il 5 dicembre 2013 all’età di 95 anni. Leader sudafricano e simbolo della lotta all’apartheid, oltre che premio Nobel per la pace, sin da giovanissimo lottò per portare giustizia, protestando contro le politiche razziste del governo sudafricano.

Nato a Mvezo il 18 luglio 1918, Mandela era discendente della famiglia reale dei Thembu, una tribù di etnia Xhosa. Appena ventenne,  fu espulso dall’Università di Fort Hare per aver partecipato a una manifestazione di protesta insiema all’amico Oliver Tambo: quegli anni furono segnati da momenti molto difficili per i neri sudafricani, assillati da leggi restrittive  e da diversi provvedimenti di segregazione. Fuggito a Johannesburg per evitare un matrimonio concordato dal suo capo tribu’, Mandela lavorò per qualche tempo come guardiano alle Miniere della Corona.

E proprio a Johannesburg, Mandela si rese conto di tutta la miseria, dell’oppressione e delle condizioni disumane cui erano sottoposti i suoi colleghi lavoratori. Fu allora che fondò, insieme a tre colleghi,  la Lega Giovanile dell’African National Congress (Anc), iniziando così il suo lungo lavoro contro l’apartheid.

Il lavoro e le forti azioni che Mandela mise in campo, irritarono non poco le autorità, al punto tale che Madiba venne rinchiuso più volte in carcere, fino alla condanna definitiva, l’ergastolo, emessa nel 1964. I reati per cui Mandela fu incarcerato riguardavano il  tradimento e altri reati politici e per tali motivi restò imprigionato per oltre 27 anni, subendo un regime durissimo. Ciò nonostante Mandela non manifestò mai rancori o amarezze, anzi, le pene ingiustamente subite lo portarono ad essere ancora più determinato nel continuare la sua strada di liberazione e porre fine al sistema politico iniquo del Sud Africa.

Nel corso del suo processo, appena conclusasi l’arringa difensiva, Mandela pronunciò queste storiche parole: “Ho nutrito l’ideale di una società libera e democratica, in cui tutte le persone vivono insieme in armonia… Questo è un ideale per cui vivo e che spero di realizzare. Ma, se è necessario, è un ideale per cui sono pronto a morire”.

Uscì dal carcere nel 1990 e, nel 1993,  Mandela fu insignito del Premio Nobel per la Pace, ottenuto grazie ai suoi lavori incredibilmente tenaci e non violenti contro l’apartheid e per la costruzione di una nazione dedita all’uguaglianza e alla giustizia per tutti. L’anno seguente, nelle prime elezioni democratiche del paese, Madiba divenne il primo presidente nero del Sud Africa. Numerose furono, anche, le onorificenze internazionali che Mandela ottenne.

L’impegno di Mandela riguardò anche e soprattutto il campo della scienza e della salute. Ne è un esempio  il progetto del Nacosa, che si prefiggeva sei obiettivi fondamentali, ovvero educazione e prevenzione, consueling, salute, diritti umani e riforme legislative, welfare e ricerca.  Questo progetto fu principalmente indirizzato ad arginare le epidemie di Aids, e grazie a Mandela e all’allora ministro della salute, Dlamini-Zuma, si concretizzò nel piano nazionale National Security Plan.

Con il piano nazionale le istituzioni sudafricane dichiararono pubblicamente che le persone sieropositive non dovevano subire alcuna forma di discriminazione, e in seguito si concentrarono, soprattutto, sulle categorie sociali più deboli e maggiormente soggette al rischio di contrarre HIV.

Non appena nel 2004 Mandela si ritirò dalla scena politica, il progetto naufragò. Nonostante questo, Madiba continuò la sua lotta: nel 2004 partecipò alla XV Conferenza Internazionale sull’Aids di Bangkok e nel 2008 presenziò, inaspettatamente, al concerto di Londra per festeggiare il suo compleanno e il suo costante impegno nella lotta al razzismo e all’Aids.

Nelson Mandela ha dedicato tutta la sua esistenza alla lotta contro le ingiustizie e la segregazione razziale, prodigandosi per la costruzione del dialogo, della parità tra esseri umani, della democrazia e dell’educazione: la sua figura rimarrà intatta nel tempo, un’icona simbolo della non violenza e della costruzione positiva del dialogo tra popoli.

S.Bonvini

 

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