ANTIQUA 2013: L’ANTIQUARIATO IN TESTA

La diciannovesima edizione di Antiqua – Mostra mercato d’arte antica –, che si è svolta presso il quartiere fieristico genovese, si è chiusa con un grande successo.

Antiqua è considerata dagli esperti del settore uno dei più importanti e qualificati appuntamenti a livello  nazionale, un vero e proprio viaggio nell’antiquariato, in un mix di epoche e di stili dove i visitatori hanno avuto l’opportunità di ammirare opere d’arte di assoluto valore. Un percorso espositivo che si è snodato tra mobili, dipinti, sculture, argenti e gioielli. Una particolare attenzione è stata riservata agli allestimenti all’interno del padiglione Blu per unire le moderne linee architettoniche della struttura con lo charme delle opere esposte. Inoltre, è stata ricreata nella parte centrale della mostra una sorta di “agorà” che, come ai tempi dell’antica Grecia, è stata a disposizione degli appassionati del settore per potersi incontrare e, nel medesimo tempo, ha ospitato un ciclo di lezioni pomeridiane sulla pittura, la ceramica e la lavorazione dei metalli.

L’edizione di quest’anno ha goduto di grandi novità. Durante la serata inaugurale un giovane tenore ha accompagnato gli ospiti con l’ausilio delle note di un estroso pianista. Atmosfera ovattata, con oltre cinquanta antiquari presenti e scrupolosamente selezionati, alcuni dei quali presenti per la prima volta alla rassegna. Altra novità 2013, è stata la presenza di una ceramista allieva del maestro G. B. Airaldi e di un incisore diplomato all’accademia Linguistica di Belle Arti.

Girando ad Antiqua

Da segnalare tra i pezzi più preziosi e ricercati, un nucleo di sculture lignee religiose legate al territorio lombardo – piemontese – ligure, “crocevia geo-culturale dell’Italia nord occidentale”. In evidenza, una “Madonna in Trono con Bambino” in legno di pioppo dipinta e scolpita da un maestro di cultura lombarda tra gli ultimi anni del XIII secolo e il primo decennio del Trecento che ricorda, per certe soluzioni formali, le opere del Maestro di Giano. in particolare il Maestro degli Angeli del Duomo, opere provenienti dal Duomo di San Lorenzo e dalla Chiesa di San Francesco di Castelletto e oggi depositate al Museo di Sant’Agostino. Da rimarcare anche un “Crocifisso da arco trionfale”, risalente al primo quarto del XIV secolo, scolpito in legno di pioppo e dorato da una maestranza attiva nell’unica bottega, che operava in Piemonte in quel periodo, specializzata in Crocifissi. Infine, una straordinaria “Anconetta con Imago Pietatis” della fine del 1400 in legno intagliato, dipinto e graffito del Maestro di Troniano che si pone ai vertici della produzione lignea nella Lombardia Rinascimentale.

Ampia la scelta dei dipinti, fra le opere esposte da segnalare, due grandi dipinti, olio su tela, del Settecento raffiguranti “Nature morte di frutta fiori e ortaggi”attribuiti a Maximilian Pfeiler. L’eleganza delle gradazioni cromatiche e la sapienza della resa naturalistica dei motivi sono tipiche qualità dell’artista boemo. Divenne, infatti, uno dei più celebri pittori di nature morte, nella prima metà del XVIII secolo, soprattutto a Roma. E ancora, un paio rappresentazioni firmate Jacques Ignace Parrocel e datati 1706 che descrivono “Una battaglia ed un saccheggio”. Parrocel, appartenuto a una famiglia dedita soprattutto alla pittura di scene belliche, dedicò gran parte delle sue opere alle battaglie e fu uno dei più validi specialisti di questo genere che in quel periodo andava per la maggiore. Dipinse anche alla corte del principe Eugenio di Savoia a Vienna all’inizio del XVIII secolo. Degno di nota, un olio su tela della fine del XVII secolo dal titolo “Allegoria della Musica”, che ritrae una giovane donna mentre suona il violino di Lorenzo Pasinelli, pittore della scuola bolognese, formatosi presso la bottega di Simone Cantarini(1629 – 1700).

Tra gli arredi non sono di certo scappati agli occhi attenti degli esperti, una coppia di consolle romane della prima metà del Settecento, alcuni tavoli da muro, finemente decorati con motivi di conchiglie e teste di ariete del XIII secolo; una museale specchiera in legno scolpito e dorato rivestita in ceramica attribuita a Giorgio Giacinto Rossetti, ceramista di Lodi che si trasferì a Torino chiamato dalla corte sabauda. Notevoli le ceramiche savonesi con marche di raro reperimento sul mercato antiquario, databili tra l’inizio del XVII e la metà del XVIII secolo provenienti da raccolte private.

Le guest star di Antiqua

A far da cornice ad Antiqua sono state alcune “guest star” di assoluto valore. La prima, l’eccezionale dipinto “Aspettando la Minestra” di Edouard Manet, una tra le più interessanti nature morte eseguita in attimi di intensa ispirazione dal grande maestro della pittura impressionista francese. Il dipinto in tela originale, firmato sul retro Manet Nature Morte, esprime una tale modernità da far pensare che possa esser stato eseguito nei primi del novecento, anticipando la modernità assoluta dell’impressionismo e scavalcando i normali criteri di espressione, fotografando con la mente e l’estro, uno scorcio bohemienne della propria esistenza. Pennellate lanciate sulla tela con immediatezza, fantasia e inventiva, con l’immaginazione della forma appoggiata nello spazio di una tela. Colori sfumati, quasi evanescenti che compongono un ricordo visivo che si scioglie per ricomporsi in un capolavoro. Effettuata la certificazione Raman delle Università di Modena e Reggio Emilia, attestante la verifica dei pigmenti dello strato pittorico databili entro il 1860. In attesa di convalida ed inserimento nell’Opera Omnia di Manet tramite la Fondazione Wildhenstein.

Grazie alla collaborazione con l’Associazione Culturale Terza Esperide di Palermo, è stata esposta “La scultura del mistero…L’Uomo Bruco!”, statua futurista in bronzo a cera persa, raffigurante un uomo in fase di metamorfosi o forse in liquefazione. Questa scultura sembra portare in sé il germe delle forme metafisiche di De Chirico, esprimendo al tempo stesso un movimento dinamico-futurista. La datazione dell’Uomo Bruco è collocabile ai primi del 900, ma è guardando l’oggetto nella sua complessità che si aprono diversi quesiti. Nella scultura si manifesta una “liquefazione umana” in atto, ovvero una fusione in movimento con il volto che scivola, amalgamandosi all’altezza di un braccio che non c’è, perché già disciolto. Il volto capovolto con la fronte rigonfia sembra in reale parallelismo caratteriale con la famosa scultura “l’Antigrazioso” di Umberto Boccioni. L’assoluta mancanza di piedistallo segue l’idea della scultura futurista, in quanto una base separava concettualmente la scultura dall’ambiente circostante che invece per i futuristi, doveva trasmettere movimento, come una dinamo. La mancanza degli arti, e la testa tagliata a sguincio, ricordano un’altra opera di Boccioni la famosissima scultura “Forme Uniche della Continuità nello Spazio”. Queste considerazioni diventano ancor più misteriose se confrontiamo la testa semi disciolta della scultura, capovolgendola, con un ritratto di Umberto Boccioni. Una idea geniale certo scaturita da un artista dal carattere complesso ed inquieto.

 

Infine una vera chicca, un “Piatto mediceo” in argento niellato raffigurante “La Battaglia di Barga”, datato e firmato 1587. Si tratta di un piatto da parata, sbalzato, dorato al mercurio e cesellato, con al centro la raffigurazione di una complessa scena di battaglia realizzata con la tecnica dell’incisione a niello. La tesa presenta raffigurazioni “raffaellesche” entro quattro medaglioni i condottieri Francesco Sforza, Cosimo de’ Medici, Filippo Maria Visconti e Nicola Piccinini, ovvero i protagonisti della storica Battaglia di Barga che avvenne alle porte di Lucca nel lontano 1437. Un evento esaltante che, a distanza di centocinquanta anni, venne commemorato con il dono da parte dei Medici di Firenze al doge di Venezia per sancire il forte legame di amicizia ed alleanza.

  

    

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