L’olio d’oliva italiano sarà tutelato da una legge. Norme più severe per contraffazione

Con l’approvazione, lo scorso dicembre 2012, del provvedimento sulla tracciabilità dell’olio di oliva extravergine, (legge salva-olio) si potrà difendere un intero sistema, quello del comparto  olivicolo-oleario italiano, che rappresenta una grande biodiversità con una propensione per la qualità, oltre che applicare maggior trasparenza a tutela della qualità. Il testo prevede anche norme più severe contro i contraffattori dell’extra vergine.

La legge è stata ispirata da un articolato normativo presentato da ColdirettiFondazione Symbola e Unaprol nella primavera di quest’anno. Le nuove norme assicureranno non solo una  trasparenza del mercato e una correttezza nei confronti dei consumatori, ma anche una tutela per le imprese olivicole italiane che hanno bisogno di recuperare come elemento di competitività il legame con il territorio e l’origine certa del prodotto, ha affermato Massimo Gargano presidente di Unaprol.

La legge salva-olio prevede alcune novità: da precise indicazioni sulla scadenza, ad etichette più leggibili e chiare, dal divieto di utilizzare marchi che possano trarre in inganno il consumatore sulla provenienza del prodotto, a norme di salvaguardia sull’import. Ma le novità di maggior rilievo previste dalla legge sono quelle relative alle modalità per l’indicazione nell’etichettatura dell’origine degli oli di oliva vergini con riferimento alla dimensione dei caratteri da utilizzare, alla loro visibilità e leggibilità, alla distinguibilità dagli altri segni grafici, al luogo di apposizione dell’indicazione. Gli assaggiatori dovranno, pertanto, attenersi a tutte queste nuove modalità operative. Inoltre, sarà prevista una maggior disciplina dell’uso dei marchi di impresa, stabilendo i casi di illiceità, le conseguenze amministrative e le sanzioni nelle ipotesi di reato.

Non possono costituire, infatti, oggetto di registrazione come marchio d’impresa i segni idonei ad ingannare il pubblico sulla provenienza geografica delle materie prime degli oli di oliva vergini. La legge introduce anche l’ipotesi di reato per l’illecito uso del marchio che sarà perseguito anche con sanzioni penali, rivede le disposizioni sulle modalità di proposizione nei pubblici esercizi degli oli d’oliva vergini, precisa i poteri dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato in materia di intese restrittive della concorrenza nel mercato degli oli di oliva vergini, detta norme per evitare frodi connesse al regime agevolato di importazioni dall’esterno dell’Unione europea dei prodotti necessari per produrne altri, evitando doppie imposizioni a svantaggio dei produttori europei, obbliga gli uffici della sanità transfrontaliera a rendere accessibili le informazioni sull’origine degli oli extra vergini e delle olive, la vendita sottocosto sarà consentita una sola volta l’anno, prevede la responsabilità amministrativa degli enti della filiera degli oli vergini d’oliva laddove alcuni reati siano commessi nel loro interesse, introduce ulteriori pene accessorie a carico dei condannati per un delitto di avvelenamento, contraffazione o adulterazione nel settore degli oli di oliva vergini.

In Puglia, ad esempio, nonostante una produzione di circa 11 milioni di quintali di olive ed oltre 2,2 milioni di quintali di olio, con un’incidenza della produzione olivicola regionale su quella nazionale pari al 36,6% e al 12% di quella mondiale e nonostante il riconoscimento comunitario per 5 oli DOP, il comparto olivicolo-oleario risulta il settore maggiormente colpito dal fenomeno delle sofisticazioni.

Solamente negli ultimi 10 anni, in Puglia, le importazioni complessive di oli di oliva sono cresciute più rapidamente delle esportazioni, facendo così perdere al comparto dell’olio pugliese competitività sui mercati esteri. Le importazioni complessive di oli di oliva ammontano in media a circa 87.000 tonnellate, mentre  le esportazioni si aggirano sulle 38.000 tonnellate. Gli oli stranieri usati dagli imbottigliatori su suolo italiano e acquistati a prezzi più bassi dei prodotti locali, vengono importati principalmente da Grecia, Spagna e Tunisia. D’ora in poi, con le nuove norme previste dalla legge salva- olio, verrà applicato un giro di vite al reato di contraffazione a chi fornisce in etichetta informazioni non veritiere sull’origine del prodotto.

Coldiretti sottolinea che: “Con la nuova legge, mettere in etichetta indicazioni fallaci e non veritiere che evocano una specifica zona geografica di origine degli oli vergini di oliva non corrispondente alla effettiva origine territoriale delle olive, diventa reato di contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine (articolo 517-quater del codice penale)”. Il testo, inoltre, aggiunge ulteriori sanzioni come l’interdizione per cinque anni dal realizzare attività di comunicazione commerciale e attività pubblicitaria aventi per oggetto oli di oliva e il divieto di ottenere, a qualsiasi titolo, contributi, finanziamenti o mutui agevolati da parte di istituzioni nazionale e/o europee, per chi sia stato oggetto di condanna per reati nel settore. Si inaspriscono anche i controlli, con il rafforzamento degli istituti processuali e investigativi (intercettazioni, ecc.). Contro il segreto sulle importazioni agroalimentari, verrà poi garantito il diritto d’accesso alle informazioni concernenti l’origine degli oli di oliva detenute dalle autorità pubbliche a tutti gli organi di controllo e alle amministrazioni interessate.

Solamente nell’ultimo anno le frodi e le sofisticazioni sono state valutate in più di 100milioni di euro, e, oltre al danno economico, mettono a rischio un patrimonio ambientale con oltre 250 milioni di piante sul territorio nazionale che garantisce un impiego di manodopera per oltre 50 milioni di giornate lavorative all’anno e un fatturato di oltre 2 miliardi di euro.

Nonostante siano ben 43 gli oli Made in Italy a Denominazione di origine riconosciuti dall’Ue, con una produzione nazionale così ripartita: Puglia (35%), Calabria (33%),Sicilia (8%), Campania (6%), Abruzzo (4%), Lazio (4%), Toscana (3%) e Umbria(2%), l’Italia risulta essere  il primo importatore mondiale di olio.
L’osservatorio economico Unaprol sottolinea  che, nel 2011, si è verificato un ulteriore aumento del 3% nelle importazioni di olio di oliva dall’estero e, queste, sono quasi triplicate negli ultimi 20 anni (+163%), inondando i mercati in Italia e nel resto del mondo con prodotto etichettato fraudolentemente come Made in Italy.

 

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