News Economia banner_home — 14 Dicembre 2012
REGIONI:SERVE STATO DI DISOCCUPAZIONE VALIDO PER TUTTI LAVORATORI

La crisi, e il conseguente stato di forte recessione che sta attanagliando l’Italia, si ripercuote in maniera devastante sul lavoro: i dati Istat parlano chiaro, il tasso di disoccupazione a ottobre nel nostro Paese ha raggiunto l’11,1%, in rialzo di 0,3 punti percentuali su settembre e di 2,3 punti su base annua.

Siamo entrati, purtroppo, in una infausta classifica, ovvero siamo il Paese che, a livello europeo, ha avuto il maggior incremento della disoccupazione negli ultimi dodici mesi.

Effettivamente , il primo effetto della recessione che sta colpendo l’Eurozona è proprio l’incremento dei disoccupati, effetto determinato proprio dalla correlazione tra decremento del PIL (Prodotto interno lordo) e l’incremento della disoccupazione, una reale conseguenza. L’Italia, in questi ultimi 12 mesi, ha avuto il più elevato incremento di disoccupati a livello europeo, più alto anche rispetto alla Spagna, come denunciano i dati ufficiali Eurosta.

Nell’ultimo anno la disoccupazione è aumentata del 26% in Italia contro l’ 1 3% dell’Eurozona. In Spagna, invece, altro Paese critico dell’Eurozona, la disoccupazione è aumentata del 1 5%, tra l’altro, partendo da livelli ben più elevati rispetto all’Italia.

La crisi economica, sia in Italia, sia in Spagna, ha provocato un aumento esponenziale del numero dei senza lavoro, soprattutto tra giovani e donne. Il miglioramento dello stato dell’occupazione femminile, che in passato avevamo riscontrato, è stato interrotto dalla forte contrazione globale che ha rallentato l’economia mondiale ( ultimi cinque anni ). Vittime di questa contrazione sono sicuramente i giovani, ma anche le donne, tra le categorie più deboli della società e quindi penalizzate. In questo periodo di forte crisi la disoccupazione femminile è cresciuta maggiormente rispetto a quella maschile. L’ Ilo, l’agenzia dell’Onu che si occupa del lavoro, ha segnalato che, questa tendenza, è globale, provocando un danno ben peggiore all’economia mondiale: senza il gender gap sul mercato del lavoro, la parità tra i sessi potrebbe incrementare il PIL globale di ben 1600 miliardi di dollari.

Ma non è solo la crisi a non essere uguale per tutti. Anche le norme previste dalla Legge n. 92/2012 relative all’accertamento dello stato di disoccupazione, pongono a rischio centinaia di migliaia di lavoratori. Ad affermarlo sono le Regioni, che dopo una seduta della Conferenza delle Regioni hanno approvato la seguente posizione: “si chiede di tornare al regime precedente in base al quale, tra l’altro, qualsiasi tipologia lavorativa dava titolo ad acquisire e conservare lo stato di disoccupazione, purché tale attività non assicurasse un reddito annuale superiore al reddito minimo personale escluso dalla imposizione fiscale (8.000 Euro per i rapporti di lavoro subordinato e parasubordinato, e 4.500 Euro per i lavoratori autonomi).

La motivazione, come illustrato  dall’Assessore Gianfranco Simoncini (Coordinatore della Commissione Lavoro per la Conferenza delle Regioni), poggia su sane ragioni: “Se si arrivasse davvero a non permettere il mantenimento dello status di disoccupazione anche in presenza di redditi minimi, c’è il rischio serio di incoraggiare i lavoratori disoccupati ad accettare occasioni di lavoro nero anche per non perdere lo status di disoccupato, oltre a perdere gli strumenti di sostegno al reddito ed alla rioccupazione che lo status garantisce.”

Per tutti questi motivi la Conferenza delle Regioni chiede un intervento legislativo da parte del Parlamento atto a reintrodurre i precedenti criteri e che, comunque, preveda il riconoscimento dello stato di disoccupazione anche per i lavoratori autonomi e parasubordinati e la fissazione di un tetto di reddito annuo.

In attesa che qualcosa possa accadere, le Regioni, ottemperando alle loro competenze, hanno approvato delle Linee Guida per una regolamentazione unitaria dei princìpi contenuti nella Legge n. 92/2012 in materia di status di disoccupazione, proprio per consentire un’attuazione omogenea delle disposizioni, garantendo così parità di trattamento fra i cittadini su tutto il territorio nazionale.

In considerazione del fatto che tre Regioni saranno chiamate prossimamente al voto, la Conferenza ha individuato la data del 30 giugno 2013 come termine ultimo per la definizione dei provvedimenti normativi per l’applicazione di tali Linee Guida. Inoltre, tale lasso di tempo potrebbe permettere al Parlamento di intervenire sul piano legislativo per ripristinare i precedenti criteri relativi al riconoscimento della disoccupazione.

S.Bonv.

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