News Economia Istituzioni banner_home — 13 dicembre 2012
Crisi, imprese oneste: la Commissione europea propone una normativa moderna sull’insolvenza

La nuova proposta presentata oggi dalla Commissione europea per modernizzare le regole europee sull’insolvenza transfrontaliera è un’ancora di salvezza lanciata a quelle imprese che, colpite dalla crisi economica, sarebbero in grado di sopravvivere se fosse data loro una seconda opportunità. La Commissione propone di modernizzare le attuali norme sull’insolvenza transfrontaliera, in vigore dal 2002: basandosi sull’esperienza dei dieci anni trascorsi, le nuove norme privilegiano un approccio che aiuti le imprese a superare le difficoltà finanziarie, tutelando al contempo il diritto dei creditori a recuperare il loro denaro.

Le nuove norme aumenteranno l’efficienza e l’efficacia delle procedure transfrontaliere d’insolvenza, che secondo le stime riguardano ogni anno 50 000 società in tutta l’Unione europea. Questo è il primo passo verso una “cultura europea del risanamento e della ripresa”, per aiutare le società e i privati che si trovano in difficoltà finanziarie; una cultura delineata dalla comunicazione strategica adottata sempre oggi, in cui si identificano quei settori del diritto fallimentare nazionale che più di tutti rischiano di creare un clima “ostile” per le imprese e di ostacolare lo sviluppo di un efficiente regolamentazione dei casi d’insolvenza nel mercato interno.

“Le imprese sono indispensabili per generare prosperità e occupazione, ma crearle – e mantenerle redditizie – è difficile, specie nell’odierno clima economico” , ha dichiarato Viviane Reding, Vicepresidente e Commissaria europea per la Giustizia“Le norme europee vigenti devono essere aggiornate se vogliamo che per le imprese solide, ma in difficoltà finanziarie, sia più facile resistere piuttosto che essere liquidate. Ogni anno sono 1,7 milioni i posti di lavoro che vanno persi a causa dei fallimenti di imprese: noi vogliamo dare alle società e ai loro dipendenti una seconda opportunità”.

Antonio Tajani, Vicepresidente e Commissario per le Imprese e l’Industria ha aggiunto: “Gli studi mostrano che le imprese che devono cominciare da zero una seconda volta ottengono risultati migliori e sopravvivono più a lungo rispetto alla media delle start-up; soprattutto, esse hanno una crescita più rapida e creano un maggior numero di posti di lavoro. Un insuccesso dell’impresa non dovrebbe quindi essere considerato una “sentenza di condanna a vita” che impedisce qualunque attività imprenditoriale, ma dovrebbe essere piuttosto visto come un’opportunità per imparare e migliorare – un’impostazione oggi già pienamente riconosciuta nel campo della ricerca scientifica come base per il progresso.”

Le situazioni d’insolvenza sono eventi fisiologici in un’economia dinamica e moderna. Circa la metà delle imprese ha una durata di vita inferiore a cinque anni, mentre sono circa 200 000 le imprese che falliscono ogni anno nell’UE, ovvero quasi 600 società al giorno; un quarto di questi fallimenti presenta un elemento transfrontaliero. Ma i fatti dimostrano che gli imprenditori che falliscono imparano dai loro errori e hanno in genere più successo la seconda volta: il 18% di quelli che proseguono l’attività con successo hanno fallito al loro primo tentativo. È pertanto cruciale disporre di leggi moderne e procedure efficienti per aiutare le imprese che hanno basi economiche sufficientemente robuste a superare difficoltà finanziarie e ad approfittare di una “seconda opportunità”.

La revisione del regolamento UE sulle procedure d’insolvenza intende modernizzare le norme vigenti affinché sostengano la ristrutturazione dell’impresa in difficoltà e creino un clima proficuo per le aziende, soprattutto in tempi di crisi economica. L’intervento adatterà il regolamento, che risale al 2000, agli sviluppi intervenuti nei diritti fallimentari nazionali, in particolare per le aziende fortemente indebitate. Anche gli interessi dei creditori possono essere meglio tutelati con la ristrutturazione, poiché essa consente di aumentare le loro probabilità di recuperare il denaro, che altrimenti rischierebbe di essere disperso in una liquidazione.

La modifica porterà altresì maggior certezza giuridica, chiarendo le norme che determinano la competenza giurisdizionale e garantendo che, ove un debitore sia oggetto di procedure d’insolvenza in più Stati membri, i giudici responsabili delle varie procedure lavorino a stretto contatto tra loro. Sarà migliorata l’informazione verso i creditori, mediante l’obbligo per gli Stati membri di pubblicare le decisioni più importanti, come ad esempio quelle sull’apertura delle procedure d’insolvenza. Queste modifiche miglioreranno l’efficienza e l’efficacia complessive delle procedure d’insolvenza transfrontaliere.

In termini più generali, questa proposta va vista come il primo passo verso una “cultura europea del risanamento e della ripresa” per le società e i privati in crisi. La difficoltà sta nel gestire la situazione d’insolvenza del debitore tutelando al contempo gli interessi del creditore. In futuro, potranno esservi regimi distinti per, da un lato, gli imprenditori onesti e, dall’altro, i casi di fallimento dovuti a frode o negligenza. Nei casi di fallimento non fraudolenti, si potrà pensare ad un termine per la remissione del debito e a delle restrizioni legali derivanti dal fallimento tali che, in caso di insuccesso, l’attività imprenditoriale non si concluda come una “sentenza di condanna a vita”.

La proposta di regolamento passa ora al Parlamento europeo e al Consiglio dell’UE per il dibattito legislativo e l’adozione.

 

 

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