Agricoltura italiana a rischio: entro 2020 calo di cereali per cambiamento climatico
Il risultato di uno studio, The Food Gap -The Impacts of Climate Change on Food Production: A 2020 Perspective, condotto dalla Universal Ecological Fund sulla base di dati e previsioni della FAO e dell’UNICEF, ha dato il seguente esito: entro il 2020, considerando gli effetti del cambiamento climatico e dell’aumento della popolazione,  la produzione globale vedrà un calo di cereali tra offerta e domanda, nello specifico: frumento 14%, riso 11%  e  9% per il mais.
Lo studio è stato condotto per verificare e quantificare il danno sull’agricoltura del prevedibile aumento di 2,4 °C delle temperature globali, considerando un mercato agricolo che rispecchi un “business-as-usual”.
L’impatto più sostanzioso riguarderà le regioni tropicali. Infatti, la stragrande maggioranza dei terreni agricoli sono stati ampiamente sfruttati e solo una grande disponibilità di acqua e condizioni climatiche favorevoli possono influire su una proficua produzione agricola.Ma nelle regioni tropicali gli studiosi hanno concluso che il clima vedrà un aumento delle temperature e una riduzione d’acqua, nelle regioni temperate invece, ci sarà una diminuzione della piovosità. Tutti questi fenomeni e cambiamenti potrebbero provocare un’alterazione delle produzioni agricole.
A causa della diminuzione delle piogge, in Europa e più precisamente nel bacino del Mediterraneo le produzioni agricole tenderanno a calare.
Solamente nell’area dell‘Europa settentrionale si registrerà un aumento della produzione di frumento (3-4% nell’Europa centro settentrionale) e in Scandinavia (0,5%). Tuttavia questa produzione non riuscirà a compensare la perdita complessiva del 10% circa, su tutti i cereali, soprattutto riguardante Italia, Francia e Spagna. Il calo della produzione potrebbe anche riguardare la vite e di conseguenza il vino, e anche in questo caso interesserebbe Italia, Francia e Spagna che insieme producono il il 30% di vino a livello mondiale. Pericoli anche per le olive,  Grecia, Spagna e Italia ne producono ben il 66% della produzione mondiale.
La situazione in Italia. Nel nostro Paese si prevedono diminuzioni, espresse in milioni di tonnellate, riferite al periodo tra il 2008 e il 2020, del seguente tipo: mais da 9,4 a 8,5; frumento da 8,8  a 7,9 ;  soia da 0,34 a 0,31.
A risentirne saranno anche le quantità e qualità dei prodotti zootecnici ( carne e latticini), dato che questo comparto assorbe circa il 35% della produzione di cereali.
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