News Politica — 07 dicembre 2012
Decreto Sviluppo, Pdl si astiene, Alfano:”Berlusconi ritorna in campo”

Il Pdl abbandona il Governo Monti e si astiene nel voto di fiducia sul decreto Sviluppo. Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, insieme a un gruppo di altri senatori rimasti in aula al Senato per assicurare il numero legale, hanno espresso un voto di astensione, considerato come voto contrario a Palazzo Madama. Il decreto è comunque passato con 127 voti a favore, 17 contrari e 23 astenuti.

Nel pomeriggio, invece, alla Camera era in corso il voto di fiducia sul decreto relativo ai costi della politica e anche in questa occasione il Pdl si è astenuto, come preannunciato da Fabrizio Cicchitto.

Il Pdl dunque si dichiara fuori dalla maggioranza. Angelino Alfano si prepara alla salita verso il Colle dove incontrerà Napolitano, insieme a Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, capigruppo di Camera e Senato.

Alfano ha anche riferito che Silvio Berlusconi tornerà in campo, da protagonista: “Anche oggi – ha dichiarato – Berlusconi mi ha espresso la volontà di tornare in campo da protagonista. E’ lui il detentore del titolo”.

Le primarie del Pdl alla fine non si faranno perché, come ha spiegato lo stesso AlfanoErano per la successione, ma ho sempre detto che se tornava in campo Berlusconi non ha senso farle”.

L’astensione dal voto, sia alla Camera, sia al Senato, rappresenta un forte segnale nei confronti del Governo, giustificato da Alfano come un segno di insofferenza che riguarda il peggioramento delle condizioni economiche. In sostanza Alfano sottolinea che: “Non li abbiamo fatti precipitare con un voto contrario, è una scelta di responsabilità ma il segnale è chiaro. Abbiamo una grave preoccupazione per la situazione economica del Paese, questo governo è nato per un gesto di responsabilità di Berlusconi ma dopo 13 mesi le cose vanno peggio. È arrivato il momento di assumere il bilancio definitivo”.

Il segretario del Pdl si è anche espresso sulla necessità di accorpare le elezioni regionali e politiche, sottolineando come la scelta di non fare l’election day rappresenti una decisione folle. Poi Alfano si esprime anche in merito alle nuove norme in tema di incandidabilità, e dichiara che le stesse non sono applicabili nei confronti di Berlusconi: ”L’approvazione del provvedimento sulla incandidabilità nasce dall’attuazione di una legge il cui primo firmatario è il sottoscritto – ha spiegato -. Questa legge prevedeva una delega che è stata attuata. Non abbiamo alcuna difficoltà a riconoscere il decreto incandidabilità e non vi è alcun nesso con il nostro presidente, che è colui il quale ha voluto questo ddl, e che ha la certezza di essere assolto, perché non ha nulla a vedere con i processi che lo interessano. Siamo certi che sarà assolto e che quei processi sono privi di fondamento”.

Intanto Spread e Pd cominciano ad agitarsi e, mentre il primo è risalito in picchiata a 330 punti, il secondo inizia ad invitare Mario Monti ad una “gita” verso il Colle, ovvero recarsi dal Presidente della Repubblica per verificare se il Governo sia o meno supportato dalla maggioranza. Lo stesso Schifani, dopo aver chiuso la seduta al Senato, che riaprirà martedì prossimo, ha riferito che informerà Napolitano su quanto oggi stesso accaduto.

Anche Piazza Affari oggi ha ammainato le bandiere, risultando il buco nero d’Europa.

Il leader dell’Udc, Casini, lancia un appello ai deputati Pdl: “Spero – dice – in un sussulto di dignità“. L’ex ministro degli Esteri Franco Frattini, insieme ad Alfredo Mantovano, Gennaro Malgieri, Giuliano Cazzola e Carla Castellani confermano, invece, la fiducia.

Franco Frattini in merito ha dichiarato: “Come un anno fa ritengo che gli ideali del popolarismo europeo ci impongano di sostenere il governo Monti. Non mi sento oggi di cambiare idea. Non mi sento di seguire l’indicazione del gruppo. La mia visione europea ed europeista, mi impedisce di alimentare una fase di instabilità e di rischio per il nostro Paese”.

A questo punto, nonostante i numerosi problemi ancora da discutere sul tavolo, se si dovesse aprire una crisi di Governo, le elezioni, molto probabilmente, si potrebbero tenere a febbraio.

 

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