Coldiretti, Made in Italy: il 52% degli italiani acquista prodotti contraffatti

L’assedio al Made in Italy non conosce limiti: i prodotti italiani taroccati spaziano dall’agroalimentare ai giocattoli, dai capi d’abbigliamento agli accessori, sino ai farmaci. Un danno sia per la salute, sia per la nostra economia perché il comparto contraffazione in Italiavale circa 7 miliardi di euro l’anno, dato che raddoppia con la contraffazione telematica“, dichiara Giovanni Fava, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale.

E la conferma, nel caso ne fosse mai servita una, arriva anche da Coldiretti che, tramite un sondaggio on line sul proprio sito, afferma che: “Piu’ di un italiano su due (il 52%) acquista prodotti contraffatti con una netta preferenza per i capi di abbigliamento e gli accessori taroccati delle grandi firme della moda (29%)“. Coldiretti ha reso pubblici i dati del suo sondaggio in occasione degli Stati Generali della lotta alla contraffazione.

Nella classifica degli articoli contraffatti che più tentano gli italiani spiccano: oggetti tecnologici (14%) ed i ricambi meccanici (6%). Seguono medicinali e cosmetici (1%), giocattoli (1%) e alimentari (1%).

Un mercato del falso che fattura, lo abbiamo detto sopra, circa 7 miliardi di euro, come evidenziato dalla ricerca del Ministero dello Sviluppo economico e Censis. Dai dati del Ministero emerge che: i settori maggiormente colpiti sono l’abbigliamento e gli accessori con un giro d’affari di 2,5 miliardi, segue il comparto dei cd, dvd e software con un giro di 1,8 miliardi e l’alimentare che registra 1,1 miliardi di affari su prodotti contraffatti.

Un fenomeno che colpisce, più o meno, tutti i settori, dai beni di lusso a quelli di consumo, e che ha portato la Guardia di Finanza ad operare numerosi sequestri: “solo nei primi 10 mesi nel 2012, 80 milioni di prodotti contraffatti contro i 105 milioni del 2011, cifra che verosimilmente supereremo visto che e’ nel periodo natalizio che si intensificano i controlli e i sequestri“, sottolinea Giuseppe Peleggi, direttore dell’Agenzia delle Dogane.

Il caso che maggiormente preoccupa è quello dei prodotti alimentari taroccati. Infatti Coldiretti spiega che, a differenza degli altri prodotti, la vendita di cibi taroccati avviene all’insaputa del consumatore e, per questo motivo, risulta ancora più grave. In tempi di crisi, soprattutto, la diffusione dei cibi low cost porta molti consumatori a ridotta capacità di spesa a cadere nell’inganno, mettendo così a serio rischio la propria salute.

Coldiretti risulta anche fortemente preoccupata dal fatto che l’Italia e’ un forte importatore di prodotti alimentari, e, questo fattore, aumenta il rischio che nei cibi in vendita vengano utilizzati ingredienti di dubbia e diversa qualità. Un esempio lo rappresentano alcuni prodotti in vendita, come il concentrato di pomodoro cinese, le mozzarelle taroccate ottenute da latte in polvere, l’extravergine tunisino, oppure le paste fuse e cagliate provenienti dall’estero.

Solamente nei primi sette mesi dell’anno – afferma Coldiretti – sono stati importati dalla Cina circa 50 milioni di chili di pomodori conservati, tutti destinati alla rilavorazione industriale per poi magicamente divenire veri e sani prodotti Made in Italy. Purtroppo questo accade perché’ non è ancora obbligatorio indicare in etichetta la provenienza della materia prima.

Gli ottimi risultati dell’attività  di contrasto messa in atto dalla Magistratura e da tutte le forze dell’ordine impegnate confermano la necessita’ di tenere alta la guardia e di stringere le maglie troppo larghe della legislazione a partire dall’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della materia prima impiegata, voluto con una legge nazionale all’inizio dell’anno approvata all’unanimita’ dal Parlamento italiano, ma non ancora applicato”, afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini, che aggiunge: ”Una priorita’ anche per chiedere piu’ trasparenza a livello internazionale dove i prodotti alimentari ‘italian sounding’, dai pomodori San Marzano statunitensi al parmesan australiano fino al finocchiono Milano’s mostrato agli Stati Generali, sviluppano un fatturato di 60 miliardi di euro pari al doppio del valore delle esportazioni del prodotto originale”.

Ma il problema dell’etichetta obbligatoria per la provenienza della materia prima non è l’unica causa della contraffazione del Made in Italy. Un altro grave problema riguarda la mafia, come ben spiega il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso: “Il mercato delle contraffazioni e’ in continua ascesa perche’ la mafia ha scoperto che rischiando poco si fanno grossi profitti. E dietro la criminalita’ organizzata c’e’ tutta una zona grigia che va dalle societa’ si money transfer a chi falsifica le analisi. L’Italia – aggiunge Grasso – e’ in testa alla classifica dei sequestri di beni contraffatti, seguita da Germania, Bulgaria e Polonia, per un valore di miliardi e miliardi di euro“.

S.Bonv.

 

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