Moda - Arte - Design Eventi — 20 Luglio 2011
Radiodervish: l’identità nella differenza

I Radiodervish sono una realtà ormai consolidata nel panorama musicale mediterraneo. Li definiamo mediterranei poiché i suoi due esponenti, di cui abbiamo parlato pochi giorni fa in un articolo a loro dedicato, sono rappresentanti e racchiudono, senza chiuderlo, nelle loro canzoni tutto il bacino e cercano di dar voce a tutte le culture che su di esso si affacciano. Ieri abbiamo incontrato Michele Lobaccaro con cui abbiamo intavolato una piacevole conversazione sul suo gruppo e sul futuro del mediterraneo, che sta rapidamente cambiando per la voglia di molti “di non subire più la storia”.

Come nascono i Radiodervish? E perché?
Dall’incontro tra me (Michele Lobaccaro, Ndr) e Nabil, avvenuto in ambiente universitario. Da questo incontro è nata un’amicizia che poi si è trasformata in uno scambio di cultura, di simboli, di universi, insomma è stato un incontro tra oriente e occidente. Il gruppo altro non è che lo sviluppo di questa amicizia: dall’incontro di queste due culture e dalla loro reciprocità prende vita la possibilità di ricostruire una nuova identità musicale, ma anche culturale.

Ascoltando i vostri brani si capisce che la ricerca musicale è per voi fondamentale. Dove affondano le vostre radici musicali?
È un movimento parallelo quello che si sviluppa tra radici e ricerca. Quando ti allontani dal posto di partenza scopri qualcosa di nuovo e che i punti di partenza  non sono così consueti come ci si aspettava e ci accorge che fanno parte di noi. A volte però sono importanti gli intrecci con le culture differenti  per poter riscoprire le proprie radici.

Stiamo vivendo una fase storica in cui le nazioni tornano a chiudersi nei propri confini e sempre più spesso il diverso è visto come nemico. Cosa ne pensi?
Purtroppo è vero, ma è un movimento comprensibile quando si viene a contatto con i grandi cambiamenti che spesso fanno paura. È una visione antica, ma è un modo di proteggersi. Il progresso può avvenire solo dall’incontro tra cose eterogenee; le nuove connessioni aprono lo spazio a nuove visioni culturali, scientifiche, umane. Gli artisti devono essere portatori di questi nuovi contatti che sono l’unica possibilità di creare nuovi mondi. Chiudersi, non contaminarsi per la paura del diverso è un grave errore.

Come avete vissuto (tu, ma soprattutto Nabil) la fase delle “rivoluzioni” del Nord Africa e del Medioriente?
È un movimento aperto, che può dare solo origine e sviluppi di più ampio respiro. A maggio abbiamo suonato al Cairo Opera House, e poi in piazza Tahrir abbiamo parlato con la gente e assaporato il nuovo che avanza. Ed è bello vedere questa capacità di voler contare e non più subire la storia passivamente: che è poi una cosa che non fa piacere ai poteri forti che vogliono mantenere immutato lo status quo.

E cosa ne pensi della risposta dell’occidente?
L’occidente non ha dato una risposta precisa, ma sull’onda lunga di quegli avvenimenti sono nati movimenti popolari anche qua in Europa, come quello degli Indignados in Spagna.  La situazione generale ci dice che sta cadendo il mito liberale e liberista e vengono messe sempre più in discussione alcune credenze di sviluppo consumistico. Ma tutto ciò è legato a quello che è successo a Genova 10 anni fa. Il cambiamento, d’altronde, non ha uno sviluppo lineare e programmato, ma ormai non si può più nascondere la crisi dei valori, oltre che economica, del mondo occidentale. Questo è un movimento a dimensione mediterranea, che potremmo definire come Rinascimento Mediterraneo, e può essere un modo per rinsaldare il sud con il nord. Il dialogo mediterraneo deve essere visto come un nuovo valore sociale, oltre che culturale.

Quali sono le ragioni che vi hanno spinto a partecipare al festival dei Gelsomini? E perché ricordare quel vuoto di democrazia durante il G8 di Genova è così importante?
La sospensione dei diritti e dei valori, come il divieto di protestare e di manifestare le proprie idee, in una parola la democrazia, o il fatto che in Italia si sia pratica la tortura è un fatto gravissimo e inaudito. La crisi del mondo occidentale non si può risolvere in modo facile, anche e soprattutto perché c’è un potere che vuole continuare a mantenere le cose così come sono. Per tutto quello che abbiamo detto ricordare Genova in questi giorni è fondamentale.

Ed infine una domanda che esula da quello di cui abbiamo parlato fin ora. Cosa rappresenta la notte per voi?
La notte è una cosa magica perché noi componiamo di notte. La notte apre una serie di connessioni utili per iniziare un viaggio sia fisico, si pensi al fatto che di notte ci sono i programmi radio più interessanti, sia di fantasia, d’immaginazione. La notte porta con sé una pace che ti permette di vivere ad un’altra velocità. Per questo la notte è affascinante.

a cura di Marco Elia

Dove: Area Carroponte – Sesto San Giovanni (MI)

Quando: 21 luglio 2011

Info:  http://www.radiodervish.com/

Print Friendly, PDF & Email

Share

Articoli collegati

About Author

Marco