Moda - Arte - Design — 07 Luglio 2011
Il coraggio di Artemisia

La figura e l’arte di Artemisia Gentileschi, figlia ed allieva del noto pittore Orazio, sono poco conosciute al grande pubblico, molto meno rispetto a quella di molti sui colleghi (uomini) contemporanei, e ancor meno note sono il suo coraggio e la sua arditezza. Al momento della morte del padre, nel 1639, Artemisia si era ritagliata un posto d’onore tra i grandi pittori del ’600 e le teste coronate svuotavano forzieri per poter avere un suo ritratto. Ma il posto, che le era ampiamente dovuto per le grandi capacità, le era costato non pochi sacrifici e affermarsi come pittrici aveva comportato il doversi affermare prima di tutto come donna. Una donna forte, una donna moderna, potremmo dire, che aveva avuto il coraggio di denunciare, nel 1612, lo  stupro di Agostino Tassi, amico e collaboratore del padre, e di vederlo condannato. In un’epoca in cui casi di questo genere erano passati per lo più sotto silenzio, poiché in una società altamente maschilista, come quella romana, le donne avevano molte difficoltà ad essere ascoltate , soprattutto dal tribunale (che era quello di Santa Romana Chiesa).
Ma Artemisia era una donna coraggiosa e non ebbe timore di sfidare le regole precostituite, come un tempo sfidava il padre nel chiuso del laboratorio dinanzi alle tele che completava al suo posto. E’ l’arte rappresentò per lei l’espressione più forte per denunciare ciò che le era accaduto, dando vita a tutta una serie di dipinti in cui Artemisia presenta al mondo la violenza subita e la sua vendetta.
Di questi dipinti fanno parte Susanna e i Vecchioni e una serie di Giuditta e Oloferne in cui facilmente si possono intravedere i tratti Artemisia e di Agostino Tassi. Le raffigurazioni riprendono racconti biblici, che ben si adattano al caso di Artemisia. Il primo è la corruzione da parte di due vecchi di una giovane vergine, ma nel dipinto uno dei due uomini è un giovane i cui riccioli neri ricordano la figura del Tassi; il secondo rappresenta Giuditta (Artemisia) per salvare la sua città decapita Oloferne (Agostino Tassi), generale del re assiro Nabudonosor, che la stava assediando.
Artemisia non è soltanto questo e per scoprirla dal 22 settembre si possono ammirare le sue opere nelle mostra dal titoto Artemisia Gentileschi. Storia di una passione che si terrà al Palazzo Reale di Milano fino al 22 gennaio.

Per conoscere e meglio approfondire la vita e le opere si consiglia il romanzo di Alexandra Lapierre, Artemisia edito da Mondadori, la cui estesa bibliografia dimostra esser più di un semplice romanzo.

a cura di Marco Elia

Dove: Palazzo Reale, Milano

Quando: dal 22 settembre 2011 al 22 gennaio 2012

Info:  http://www.mostrartemisia.it/

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